Io sono un talebano dell'usabilità che sta cercando di smettere (di essere talebano). A questo proposito, sto leggendo articoli che sono molto lontani dalla mia natura di usabilista.

Augmenting fun and beauty: a pamphlet di Djajadiningrat, Overbeeke e Wensveen, assume una posizione non meno radicale, ma sul versante dell'aspetto esperienziale. Nel loro articolo elencano un decalogo:

​1. Don't think products, think experiences
2. Don't think beauty in appearance, think beauty in interaction
3. Don't think ease of use, think enjoyment of the experience
4. Don't think buttons, think rich actions
5. Don't think labels, think expressiveness and identity
6. Metaphor sucks
7. Don't hide, don't represent. Show
8. Don't think affordances, think irresistibles
9. Hit me, touch me, and I know how you feel
10. Don't think thinking, just do doing

Non tutti questi slogan mi convincono, anzi: qualcuno mi sembra proprio sbagliato. Dire che gli utenti non sono interesstati ai prodotti, ma sono in cerca di esperienze coinvolgenti (punto 1: "Users are not interested in products, they are in search of challenging experiences") mi sembra una cavolata. Gli utenti sono interessati a soddisfare i propri bisogni, e questi bisogni non sempre sono legati a challenging experiences. Diverso (e molto più condivisibile, a mio parere) è dire, nello stesso punto, che "A design should offer the user the freedom for building his or her own experiences". Anche l'idea delle rich actions (punto 4) mi sembra piuttosto generica.

Altre affermazioni, però, suonano interessanti. Il punto 2 mi piace molto, soprattutto quando sostengono che "We think that the emphasis should shift from a beautiful appearance to beautiful interaction, of which beautiful appearance is a part", definendo questo atteggiamento aesthetics of use. Anche il punto 7 è interessante: nascondere il funzionamento o lo stato fisico del sistema può essere controproducente, perché impedisce all'utente di ottenere, attraverso un colpo d'occhio, delle informazioni importanti.

Il punto 8 ci invita a pensare le affordances come a degli inviti d'uso irresistibili, che, mi verrebbe da dire, inducono in tentazione il potenziale utente. Infine l'ultimo punto, un indicazione soprattutto sul come progettare: un approccio meno intellettualistico e più fisico alla progettazione può contribuire a creare prodotti migliori.