Introduzione

Sarah Menini

La definizione più accettata di usabilità fa riferimento alla norma ISO 9241. L'usabilità viene definita come il "grado in cui un prodotto può essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d'uso."

Il concetto d'Usabilità nasce negli anni '80 all'interno dell'ergonomia tradizionale, cioè della disciplina che si propone di adattare le condizioni di lavoro alla natura fisica e psicologica dell'uomo.

I siti web sono artefatti cognitivi e, come tali, possono essere più o meno ergonomici; possono essere progettati in modo tale da rispettare i vincoli del nostro sistema cognitivo, oppure possono rendere ogni nostra azione molto complicata. La loro qualità non dipende puramente da parametri tecnici, ma si lega strettamente alla psicologia dell'utente, ai suoi modelli cognitivi e ai suoi processi motivazionali.

Concettualmente l'usabilità può essere considerata come il gap esistente tra il modello cognitivo di chi progetta l'artefatto (design model) e il modello mentale di chi con l'artefatto si troverà ad operare (user model); tanto maggiore sarà questo gap tanto più l'usabilità dell'artefatto risulterà essere un problema. (Boscarol, 2000)

Lo scopo della Web Usability, allora, diviene quello di costruire siti che siano non solo efficaci, ma anche facili da consultare, da usare e da navigare, siti cioè che siano usabili perché non violano i limiti dei nostri processi cognitivi.

Il punto di vista dell'utente è la prima cosa da tenere a mente quando si costruisce un sito web, affinché questo risulti essere fatto su misura per l'utente stesso e per le sue esigenze. Conoscere gli utenti, le loro necessità, i loro scopi e prevedere i loro comportamenti all'interno del sito sono le armi per assicurarsi l'audience e per facilitare la navigazione, diminuendo, se non è possibile annullarlo, quel gap cui prima si accennava.

L'utente deve essere al centro del progetto perché lo scopo di un sito è comunque quello di soddisfare le esigenze dei suoi fruitori. Jackob Nielsen (2000) afferma: "Nel vecchio mondo ? le cose andavano nel modo seguente: prima un utente pagava il prodotto, e solo dopo si accorgeva che era difficile da usare. ? Nel Web la situazione è ribaltata. L'usabilità è la prima cosa con cui l'utente ha a che fare quando arriva in un sito. Prima di decidere veramente di spendere i loro soldi, gli utenti devono navigare in un sito e trovare i prodotti che cercano. L'usabilità è la prima cosa anche se un sito non sta cercando di vendere un bel niente." (pp. 388-389)

Quindi, solo se risulta facile da usare e soddisfacente per chi lo naviga un sito web può diventare una fonte di guadagno, altrimenti l'utente frustrato lascerà le nostre pagine alla ricerca di un altro sito che meglio corrisponda alle sue esigenze.

In letteratura c'è un accordo abbastanza generale su quali siano le linee guida da seguire per aumentare l'usabilità di un sito. Ci sono svariate liste di "errori da evitare", tra le più note rintracciabili nel sito http://www.usability.gov/guidelines/ e quelle redatte dal guru dell'usabilità Jacob Nielsen, il quale nel suo articolo "Top Ten Mistakes in Web Design" (1996), e nelle successive revisioni, fornisce le "dieci regole d'oro" per limitare gli errori nella costruzione di un sito. Spesso, tuttavia, queste regole sono frutto di euristiche, di osservazioni del comportamento dell'utente e di evidenze logiche più che di prove sperimentali e, ancor più spesso, vengono proposte come dettami da seguire senza per altro fare mai accenno ai motivi che rendono queste regole funzionali. Anche quando vengono condotti, gli studi sperimentali raramente pongono l'accento sul modo in cui determinate caratteristiche dell'interfaccia violano i limiti del nostro sistema cognitivo, sul perché certe condizioni siano facilitanti durante la navigazione, mentre altre la rendono faticosa e frustrante. In altre parole, ci viene detto come fare un buon sito senza preoccuparsi del perché le regole che dovremmo usare funzionino meglio delle loro possibili alternative.

Lo scopo della prima parte di questa tesi è quello di fornire una visione generale degli aspetti della teoria cognitiva che possono influire sull'usabilità dei siti web e, al tempo stesso, di rivedere la letteratura sulla web usability alla luce di tale teoria. La teoria cognitiva, infatti, consente di spiegare la funzionalità delle regole dell'usabilità sulla base di processi cognitivi quali l'attenzione, la percezione, la memoria, l'utilizzo di modelli mentali e il linguaggio.

Nella seconda parte, invece, ci occupiamo di un aspetto particolarmente importante dell'usabilità di un sito: la struttura dell'informazione.

Poiché pensiamo che una buona struttura informativa aiuti gli utenti a reperire informazioni in breve tempo e con accuratezza, è nostro interesse studiare quale tipo di struttura produca risultati migliori.

Quindi abbiamo condotto un esperimento per testare alcuni tipi di menu gerarchici che differivano per profondità e ampiezza della struttura. Quello che eravamo interessati a comprendere era come profondità e ampiezza della struttura influissero sulla performance e quali fossero i processi cognitivi implicati nella ricerca d'informazioni attraverso un menu gerarchico.

Le aree della psicologia che abbiamo analizzato sono:

l'attenzione;

la percezione;

la memoria e l'organizzazione della conoscenza;

le rappresentazioni;

il linguaggio la lettura e la comprensione del testo.