3.2 La Teoria Classica

Michela Ferron

Secondo la teoria classica un concetto si definisce come "un insieme di proprietà singolarmente necessarie e globalmente sufficienti per l'appartenenza alla categoria" (Macchi, 1999, p. 92). Si consideri per esempio il concetto di nonna: le proprietà necessarie e sufficienti che lo definiscono sono "essere genitrice di un genitore" e "essere di sesso femminile".

Questo genere di approccio trae le proprie origini dalla ricerca del logico Gottlob Frege, che ha avuto il merito di chiarire la distinzione tra intensione ed estensione di un concetto. Con la prima ci si riferisce alla definizione del concetto, ossia a quelle proprietà necessarie e sufficienti che lo individuano. La seconda, invece, è relativa all'insieme di esemplari appartenenti alla categoria in questione. Riflettendo ancora sull'esempio del concetto di nonna, la sua estensione consiste nell'insieme di tutte le persone appartenenti a questa categoria.

Secondo l'impostazione classica, quindi, risulta chiaro che un concetto può essere definito da una congiunzione di attributi, e che i confini tra una categoria e l'altra sono ben delineati. Esistono comunque altri modi mediante i quali gli attributi possono individuare un concetto. Per esempio, alcune categorie sono definite da una disgiunzione di attributi. In questo caso, un esemplare di un concetto disgiuntivo dovrà possedere una qualsiasi di due classi di attributi, ma non entrambe. Esistono poi i concetti relazionali, per i quali la categoria di appartenenza di un evento è determinata dalla relazione tra gli attributi, come nel caso del concetto di matrimonio, che rappresenta la relazione tra due persone (Benjafield, 1999).

Nel 1956 un importante lavoro di Bruner, Goodnow e Austin ha esaminato il modo in cui gli individui formano i concetti sulla base di alcuni attributi ben definiti. Gli stimoli utilizzati nell'esperimento consistevano in un insieme di carte su cui erano disegnate delle figure geometriche differenti per forma, colore, numero e presenza di bordi. Il compito consisteva nel determinare la categoria o regola, pensata dallo sperimentatore, in grado di raggruppare alcune carte. Per esempio, se la regola in questione era "due quadrati", uno stimolo appartenente a tale categoria veniva mostrato al soggetto, il quale aveva la possibilità di chiedere allo sperimentatore se altre carte appartenessero o meno alla categoria considerata (ibidem).

L'esperimento di Bruner e collaboratori ha permesso di individuare diverse strategie utilizzate dai soggetti per la formazione dei concetti nei compiti di selezione e in quelli di ricezione.

Nei compiti di selezione i partecipanti dovevano scegliere una carta alla volta, domandando allo sperimentatore se si trattasse di un caso positivo o negativo della regola in questione. Una possibile strategia in questa situazione è la focalizzazione conservativa o conservative focusing, in cui i soggetti formulano attivamente delle ipotesi e selezionano le carte per verificarne la correttezza, focalizzandosi su un solo attributo e scegliendo degli stimoli che variano solamente su quella dimensione, per esempio il colore. Esistono poi altre strategie, come il tentativo di indovinare il nucleo concettuale (focus gambling), la scansione simultanea (simultaneous scanning) e la scansione successiva (successive scanning). Nel primo caso i soggetti scelgono degli stimoli che differiscono dal caso positivo presentato dallo sperimentatore su più attributi: in questo modo, se si ha fortuna, è possibile eliminare rapidamente un certo numero di ipotesi. La scansione simultanea, invece, consiste nel ricordare tutte le ipotesi possibili in modo tale da poterne eliminare il maggior numero con ogni scelta. Questo tipo di strategia, però, richiede uno sforzo mnemonico importante perchè è necessario tenere a mente, tra tutte le ipotesi possibili, sia quelle ancora da verificare, e quindi potenzialmente corrette, sia quelle che si sono rivelate sbagliate. Meno impegnativa risulta la scansione successiva, perchè in quest'ultimo caso i soggetti formulano un'ipotesi alla volta e cercano di verificarla attraverso una serie di tentativi, fino a quando non riescono a trovare la regola corretta.

Per quanto riguarda la seconda tipologia di compiti, quelli di ricezione, la procedura permette allo sperimentatore di controllare completamente l'ordine di presentazione degli stimoli. In questo caso è stato mostrato che i soggetti tendono ad utilizzare strategie di tipo olistico oppure di tipo elementaristico. La tecnica olistica consiste nell'assunzione iniziale che il concetto in questione sia definito da tutti gli attributi presenti nel caso positivo presentato dallo sperimentatore. Se la carta successiva risulta coerente con l'ipotesi iniziale, allora questa viene mantenuta. In caso contrario viene formulata una nuova ipotesi sulla base delle caratteristiche che la nuova carta possiede in comune con l'ipotesi precedente. La strategia di tipo elementaristico, invece, comporta un notevole carico mnemonico, in quanto i soggetti formulano un'ipotesi iniziale sulla base di un sottoinsieme di attributi presenti nel primo caso positivo presentato dallo sperimentatore. Se l'ipotesi viene smentita, allora i soggetti la modificano per renderla coerente con tutti gli stimoli presentati fino a quel momento (Macchi, 1999).