Usabilità apparente, estetica e questioni culturali

Alice Bolognani

Traktinsky 1997, discutendo lo studio di Kurosu e Kashimura, appare dapprima scettico nei confronti dei risultati del loro esperimento, specialmente laddove osserva come la relazione tra estetica e usabilità percepita sia stata trovata prima dell'attuale utilizzo del sistema, mentre l'usabilità dovrebbe essere misurata anche durante e dopo l'interazione dell'utente con l'artefatto. Tuttavia, Traktinsky concede che la prima impressione di un sistema su un utente ha un peso notevole sul suo atteggiamento a lungo termine verso il sistema stesso a questo proposito è citato un articolo di Chaiken, 1979.

A partire da queste considerazioni, Traktinsky ha replicato l'esperimento di Kurosu e Kashimura 1995 con due obiettivi: a) sottoporre la metodologia, e quindi i risultati di Kurosu e Kashimura, ad un ulteriore controllo, anche introducendo variazioni nel disegno sperimentale; b) testare l'attendibilità e la stabilità dei risultati rispetto a variazioni del contesto culturale, e quindi l'idea che l'estetica si culturalmente determinata, confrontando i risultati ottenuti su di un campione giapponese (lo studio originale di Kurosu e Kashimura) con quelli prodotti da un campione israeliano.

Dopo avere adattato il linguaggio dell'interfaccia per i parlanti di madre lingua ebraica, furono progettati e condotti tre esperimenti in Israele per testare l'attendibilità dei risultati dello studio di KK e fare emergere eventuali bias metodologici o culturali. Il primo esperimento era volto a testare la robustezza rispetto alla variazione del contesto culturale. I partecipanti erano 104 studenti del primo anno di ingegneria di un'università israeliana. La procedura usata era identica a quella usata da KK: i 26 layouts furono mostrati in un'ampia aula, usando un proiettore sopraelevato. Ogni layout fu mostrato per circa 20 secondi. Durante questo periodo di tempo i partecipanti dovevano attribuire un punteggio al layout considerando due scale consecutive (usabilità apparente ed estetica) a 10 punti. I risultati ottenuti in questo esperimento, analogamente a quello di KK, mostrarono un'alta correlazione tra usabilità apparente ed estetica (r = .921) suggerendo che, anche più della controparte giapponese, la percezione della facilità d'uso correlava con l'estetica dell'interfaccia.

Il secondo esperimento era volto a controllare possibili bias dovuti alla modalità di risposta. Le due scale riguardanti usabilità apparente ed estetica del primo esperimento erano, infatti, state presentate contemporaneamente e questo potrebbe avere in qualche modo enfatizzato la correlazione tra queste due variabili. Nel secondo esperimento, quindi, la procedura fu modificata. I 26 layouts furono proiettati in due differenti sessioni. A questo esperimento partecipò un differente gruppo di 81 studenti del primo anno della facoltà di ingegneria. Gli studenti furono assegnati casualmente ad una di due condizioni. Nella prima i partecipanti dovevano valutare l'estetica di ognuno dei 26 layouts nella prima sessione e l'usabilità apparente nella seconda, mentre nell'altra condizione avveniva il contrario. Dal momento che era effettuata una sola valutazione per layout, il tempo di presentazione diminuì da 20 a 15 secondi. I risultati del secondo esperimento furono molto simili a quelli ottenuti nel primo (r = .832), indebolendo la possibile spiegazione alternativa che la relazione tra estetica ed usabilità apparente sia dovuta ad un bias causato dalla modalità di risposta utilizzata nell'esperimento di Kurosu e Kashimura.

Il terzo esperimento fu progettato in modo da appurare se i giudizi sarebbero stati diversi nel caso in cui i layout del Bancomat fossero stati presentati sul monitor di un personal computer invece che su un maxischermo comune. Si intendeva, in tal modo, controllare possibili bias legati al medium di presentazione. Lavorare con il personal computer presentava inoltre vantaggi addizionali dal punto di vista dello sperimentatore; innanzitutto veniva aumentata l'uniformità delle condizioni di visione dei layouts, mettendo i partecipanti in grado di lavorare dalla loro postazione di lavoro personale, permettendo una presentazione casuale degli stimoli (layouts e domande) e la raccolta di informazioni sui tempi di risposta ai due diversi tipi di domanda. Il campione era composto da 103 studenti del primo anno di ingegneria. Fu utilizzato un programma scritto in Visual Basic per presentare il materiale sperimentale, raccogliere le risposte dei partecipanti e misurare i tempi di risposta. Il programma iniziava con una breve introduzione on-line, dopo la quale venivano mostrati ai partecipanti i 26 layouts Bancomar in un ordine casuale. In fondo allo schermo appariva una delle due domande riguardanti l'estetica o l'usabilità apparente. I partecipanti rispondevano selezionando un punto sulla scala da uno a dieci; per procedere al layout successivo dovevano selezionare il tasto "continua". Dopo avere valutato la prima serie di 26 layouts, venivano presentati altri 26 layouts in un nuovo ordine randomizzato e dovevano rispondere alle altre domande (usabilità apparente o estetica), per ogni layout. I risultati del terzo esperimento furono consistenti con quelli ottenuti nei primi due, rinforzando il pattern osservato. L'uso del computer in quest'ultimo esperimento aveva permesso di misurare il tempo impiegato dai partecipanti per valutare i layouts, mostrando che in media, le persone impiegano più tempo per valutare l'usabilità rispetto all'estetica (tempi di valutazione med: 8.68 sec. vs. 7.58 sec. rispettivamente). In altre parole, la valutazione dell'usabilità apparente sembra più complessa, quindi necessitante di tempi maggiori, della valutazione dell'estetica.

In definitiva, nonostante l'uso di tre condizioni sperimentali molto diverse tra di loro, i risultati ottenuti da Tractinsky sono molto simili tra loro a quelli di Kurosu e Kashimura, permettendo di concludere con una certa sicurezza che la percezione dell'usabilità apparente e dell'estetica sono generalmente abbastanza alte e correlate.

Discutendo i risultati, Tractinsky affronta il problema del sostanziale disinteresse che ha circondato le questioni relative all'estetica negli studi di HCI nel campo dell'accettabilità dei sistemi:

"Le varie discipline che si occupano del design si sono per molto tempo occupate del fragile equilibrio tra forma e funzione, estetica ed usabilità. Il campo dell'HCI ha assunto una posizione inequivocabile su questo argomento, concentrandosi sull'usabilità. Il risultato di questo studio, comunque, suggerisce che per ottenere l'obiettivo ultimo di un sistema accettabile, è necessario un approccio più bilanciato. ... sembra che i ricercatori di HCI abbiano ignorato il possibile rapporto tra estetica ed usabilità". (Tractinsky 1997; p.8)

L'autore conclude l'articolo con la considerazione che misure obiettive di un sistema e del suo uso potrebbero non essere sufficienti per predire l'accettabilità del sistema e afferma la necessità di un approccio più globale nel campo dell'HCI per poter realmente produrre sistemi accettabili sotto tutti i punti di vista, considerando in modo più completo l'esperienza dell'utente.

Gli studi discussi dimostrano come l'estetica sia uno dei fattori determinanti il giudizio di accettabilità a priori di un sistema da parte dell'utente, mostrando in modo secondo noi estremamente persuasivo che l'apparenza di un artefatto merita altrettanta attenzione di quella data all'usabilità. Di conseguenza si rendono necessari, come già accennato nelle sezioni precedenti, metodi di misura oggettivi e rigorosi per determinare le caratteristiche estetiche di un artefatto, e guidare i designers nelle loro scelte.