Applicazioni

Sarah Menini

Progettando un sito web, il designer assume che l’utente che lo visita presti all’interazione col sistema tutta la sua attenzione. Spesso, tuttavia, questo non avviene. L’utente durante la navigazione può trovarsi nella condizione di dover dividere la sua attenzione tra più compiti. Questo avviene in diverse circostanze: può essere che l’utente scelga di svolgere più attività contemporaneamente, oppure può darsi che sia il compito stesso a richiedere task contemporanei, o, infine, che l’utente svolga più attività contemporaneamente per risparmiare tempo.

Un caso in cui l’utente decide di prestare attenzione a più cose contemporaneamente è la chat. Quando si chatta non è possibile conoscere i tempi di risposta del sistema perché questi dipendono dall’interlocutore. Può succedere, allora, che l’utente, nell’intervallo che intercorre tra la sua azione e la risposta del sistema, distolga l’attenzione dal compito e la direzioni altrove, ad esempio verso un’altra finestra di dialogo. Se è possibile affidare al sistema il compito di richiamare l’attenzione dell’utente all’arrivo del nuovo messaggio, l’impegno attentivo richiesto al soggetto sarà minore e non sarà più necessario dividere l’attenzione tra più compiti.

Anche nel caso in cui, per portare a termine un compito, sia necessario svolgere più attività simultaneamente l’attenzione è continuamente spostata da un’attività all’altra. Questa continua interruzione interrompe anche l’esperienza di Flow. Il Flow è una piacevole sensazione di che si sperimenta quando il compito focalizza su di sé tutta l’attenzione del soggetto ed egli è totalmente assorto nella sua esecuzione. Il Flow può essere interrotto non solo quando veniamo distratti o quando spostiamo l’attenzione dal compito verso qualcos’altro, ma anche come effetto dell’assenza prolungata di stimolazioni. Ad esempio, sebbene fortemente motivato nell’esecuzione del compito, il soggetto può annoiarsi se il tempo di presentazione delle informazioni è troppo lungo e lo lascia per molto tempo inattivo, così aumenta la probabilità che egli faccia dell’altro distogliendo l’attenzione dal compito principale.

Quando l’utente si trova di fronte ad una pagina web molto ricca di informazioni la scorre alla ricerca di ciò che lo interessa, senza necessariamente leggerne tutto il contenuto. Alcune caratteristiche degli oggetti (ad esempio il colore e il movimento) sono elaborate preattentivamente, in altre parole, la loro elaborazione non richiede alcuno sforzo mentale e non carica il sistema cognitivo. Questo implica che alcune caratteristiche della pagina attraggano l’attenzione dell’utente automaticamente e siano percepite prima di tutto il resto. Il programmatore dovrebbe utilizzare queste caratteristiche per strutturare le pagine, in modo tale che risulti evidente, anche senza leggere, quali sono le informazioni importanti. Un buon esempio di sfruttamento delle caratteristiche degli oggetti per attirare l’attenzione è l’utilizzo di link colorati. Il link colorato spicca all’interno di un testo e, quindi, la sua ricerca non richiede attenzione da parte dell’utente.

Tuttavia, l’utilizzo delle features nella strutturazione di una pagina web ha anche dei costi, di cui un esempio può essere il fenomeno della Banners Blindness. Gli web designers sfruttano le features che vengono elaborate preattentivamente per disegnare i banners pubblicitari allo scopo di renderli percettivamente salienti, in modo che catturino l’attenzione dell’utente. In realtà, l’utente impara, dopo ripetute interazioni col sistema, dove è più probabile trovare l’informazione cercata; in altre parole, si costruisce un modello mentale della struttura del sito e di com’è organizzato e quindi, sebbene le caratteristiche dei banners pubblicitari siano salienti, egli impara a trascurarli.