Il colore dei link come esempio di memoria esterna

Sarah Menini

Un sistema di memoria è qualcosa che conserva l’informazione nel tempo, è evidente, quindi, come per ricordare qualcosa ci si possa avvalere di due tipi di memoria: la propria (memoria interna), e la memoria esterna, quella cioè che risiede nel mondo e che, combinata con la nostra, determina i comportamenti intelligenti. Qualora ci si possa avvalere di questa memoria esterna lo sforzo richiesto al nostro sistema cognitivo per portare a termine un comportamento è minore.

Nella vita reale, un buon esempio di memoria esterna è l’utilizzo di promemoria, in sostanza il soggetto delega al sistema (ad esempio un’agenda) il compito di ricordare. Spesso però i promemoria ci forniscono o solo il segnale di ricordare qualcosa o solo il messaggio che dice cosa ricordare (Norman, 1988). Ad esempio l’agenda ci dice cosa dobbiamo fare, ma non ci ricorda di guardarla in tempo, al contrario, la sveglia ci da solo il segnale che c’è qualcosa di cui dovremmo ricordaci, ma non ci dice di cosa si tratti. Il promemoria ideale fornisce entrambe le informazioni. Un esempio di questo tipo di promemoria è fornito dalle agende elettroniche o dalle agende dei cellulari che ricordano l’appuntamento tramite un segnale acustico.

Su web un ottimo esempio di memoria esterna è il colore dei link.

Il concetto è molto semplice: cambiando colore dopo essere stati visitati, i link ricordano costantemente all’utente quali pagine sono ha già visitato e quali no.

Si tratta di un promemoria che presenta entrambi gli aspetti di cui si parlava prima: il segnale ed il messaggio, quindi è particolarmente funzionale.

In questo caso il segnale è costituito dal fatto che il link sia colorato e sottolineato. Queste caratteristiche funzionano da richiamo per la nostra attenzione senza caricare eccessivamente il sistema cognitivo, e ci permettono di riconoscere subito i link all’interno di una pagina. Il messaggio, invece, è veicolato dal tipo di colore con cui è scritto il link, cioè dal fatto che attraverso la modifica del colore l’utente può riconoscere quali pagine ha già visitato.

Busetti (2002) conduce una ricerca online per comprendere in che modo l’informatività del colore dei link influisca sulle prestazioni degli utenti. A questo scopo, in un compito di ricerca sono valutati il numero di abbandoni, il numero di errori (pagine visitate più di una volta) e la sequenzialità della navigazione (visita di una pagina immediatamente precedente o successiva l’ultima pagina visitata).

I risultati riportano un numero di abbandoni significativamente maggiore nei casi in cui il colore del link non è informativo dello stato della pagina, cioè quando il colore del link non cambia una volta che la pagina è stata visitata, rimanendo sempre il medesimo. Anche per quanto riguarda gli errori e la sequenzialità della navigazione si riscontrano differenze significative tra la situazione in cui il colore del link è informativo e quella invece in cui non lo è.

L’utente è scoraggiato, abbandona il compito con più facilità e commette più errori quando il colore del link non è informativo.

Dai dati ottenuti in quest’esperimento si può dedurre che l’informatività del colore di un link, cioè la sua capacità di fungere da memoria esterna per l’utente, è una variabile determinante per l’usabilità di un sito. In questo caso, inoltre, la navigazione sequenziale è un’ulteriore conferma del fatto che gli utenti cercano di alleggerire il carico cognitivo necessario allo svolgimento del compito; la ricerca sequenziale rende, infatti, necessario il ricordo solo dell’ultima pagina visitata invece che di tutto il percorso.

La distinzione tra link visitato e link non visitato determina prestazioni migliori alleggerendo il carico cognitivo dell’utente: egli non è costretto a tenere a mente il percorso fatto potendo delegare al sistema il compito di indicarglielo.

Esempi di siti che non distinguono i link visitati da quelli non visitati: