I modelli mentali

Sarah Menini

Fino ad ora sono stati presentati due tipi di costrutti rappresentazionali, ma ne esiste un terzo postulato da Johnson-Laid (1983): il modello mentale.

Johnson-Laid, infatti, distingue tre tipi di costrutti: immagini, modelli mentali e rappresentazioni proposizionali.

Secondo questo autore, le immagini e i modelli sono costrutti di livello superiore, che pur essendo esprimibili anche in forma proposizionale, permettono all’attività cognitiva di non lavorare con codici di livello inferiore, come le rappresentazioni preposizionali.

I modelli mentali non hanno una struttura sintattica scelta in modo arbitrario, come le rappresentazioni proposizionali, poiché la struttura del modello deve essere analoga a quella del corrispondente stato di cose nel mondo, essi quindi sono analogici, determinati e concreti:

sono analogici perché possono catturare configurazioni spaziali del mondo rappresentato e mantenere le relazioni topologiche esistenti tra gli elementi;

sono determinati perché ciascuno di essi rappresenta un particolare stato dell’oggetto che definisce;

sono concreti perché rappresentano entità specifiche.

A prima vista i modelli mentali sembrano corrispondere alle immagini mentali; in realtà si differenziano da esse in quanto queste, rappresentando le caratteristiche percettive degli oggetti reali, corrispondono più a punti di vista sul modello che al modello stesso.

I modelli mentali sono il fondamento psicologico della comprensione: "Se si capisce che cosa è l’inflazione, come si svolge una certa dimostrazione matematica, il modo in cui il computer lavora, il DNA o il divorzio, allora si deve avere una rappresentazione mentale delle entità considerate", ossia "una copia mentale interna che possiede la stessa struttura di rapporti del fenomeno che rappresenta" (Johnson-Laird, 1983, pp. 37 e 49).

Quindi le persone costruiscono modelli mentali che possono rappresentare il mondo fisico, i concetti astratti o le sequenze di eventi e questi modelli servono loro per spiegarsi gli eventi, per comprendere le esperienze e per fronteggiare le situazioni nuove. Perché un modello mentale sia funzionale, tuttavia, non è necessario che la spiegazione che fornisce del fenomeno in questione sia esaustiva, né che il modello corrisponda esattamente a ciò che rappresenta. Ogni modello risulta essere più semplice della realtà e proprio in questa caratteristica risiede la sua funzionalità.

Spesso, però, i modelli mentali sono costruiti sulla base di dati non completi e questo fatto può determinarne il fallimento. Se abbiamo un modello mentale sbagliato del funzionamento di un oggetto probabilmente commetteremo errori nell’utilizzarlo. “La potenza dei modelli mentali è che permettono di indovinare cosa può succedere in situazioni nuove e insolite. […] se il modello è sbagliato, sbagli anche tu” (Norman, 1997, p 82).

Un altro problema consiste nel fatto che l’utilizzo dei modelli mentali implica l’impegno di parte delle risorse cognitive: se i modelli sono troppo complessi si ha un sovraccarico cognitivo che può portare a conclusioni sbagliate.