2.1-Gli stili cognitivi

Luca Pieti

Gli stili cognitivi sono considerati "impronte" particolari indicanti come le persone utilizzano i processi cognitivi (percezione, attenzione, memoria, comprensione), quindi più in generale come gli individui elaborano le informazioni.

Secondo Huteau (1987), gli stili cognitivi possono essere intesi come delle dimensioni delle differenze individuali, rispetto cui la posizione del soggetto in ambito cognitivo è relativamente stabile. Questo autore (1985) raggruppa gli stili cognitivi in tre grandi categorie di invarianti cognitive:

  • le modalità - invarianti dell'elaborazione dell'informazione o processi invarianti. Queste modalità caratterizzano il soggetto per una più o meno grande efficienza nelle operazioni mentali, per la scelta di una sequenza particolare di operazioni.
  • le rappresentazioni-invarianti.
  • Le rappresentazioni mentali del soggetto si possono caratterizzare per il loro contenuto e per la loro struttura.

  • gli aspetti motivazionali cognitivi-invarianti.
  • Si può trattare della rappresentazione dei fini dell'azione o dei bisogni di simulazione, dell'informazione.

    Infatti, si é soliti nominare "stili cognitivi" alcune di queste invarianti personali che indicano sia la modalità, con cui vengono attuate particolari operazioni cognitive (es.: problem-solving, presa di decisione), sia la competenza sociale (la capacita' di applicare strategie, tattiche) rispetto al mondo con cui si entra in contatto.

    Gli stili cognitivi, quindi, si caratterizzano essenzialmente per la descrizione della forma dell'attività cognitiva e non per il suo contenuto (Huteau, 1987).

    Benché sia lecito fare delle distinzioni inter-individuali puramente qualitative, gli stili studiati fino ad ora si presentano sotto una forma dimensionale, in cui i soggetti si caratterizzano per la loro posizione su un continuum. Queste dimensioni definiscono il soggetto non solo rispetto a delle proprietà del suo funzionamento cognitivo, ma anche rispetto alle sue condotte sociali. É per questo che tali dimensioni possono considerarsi delle dimensioni della personalità. Da ciò ne deriva l'imputabile intersezione tra stili cognitivi, teorie della psicologia dei processi cognitivi e teorie specifiche della psicologia della personalità.

    Gli stili cognitivi sono dunque dei "tratti" molto ampi ai quali ci si può rapportare mediante tratti classicamente definiti dalla psicologia differenziale: questi possono essere delle attitudini, benché il funzionamento cognitivo non vada trattato prioritariamente sotto l'aspetto della sua efficienza, e dei tratti della personalità (Huteau, 1987).

    L'individuazione degli stili cognitivi e degli aspetti che li caratterizzano, rappresenta una modalità di spiegazione per le differenze, riscontrabili a livello empirico, tra gli individui.

    Da una quarantina d'anni sono state studiate numerose dimensioni che possono essere considerate come stili cognitivi. Escludendo le attitudini classiche (vedi ad esempio quelle utilizzate da Thurstone -1944 - e Vernon -1972), e assumendo che le variabili cognitive abbiano dei correlati negli aspetti sociali, possiamo considerare che esistano una ventina di stili cognitivi (Huteau, 1985).

    La maggior parte di questi stili caratterizzano il soggetto per una diversa efficienza nell'attuare particolari operazioni. Possiamo, dunque, presentarli, rifacendoci a Kagan e Kogan (1970), partendo da uno schema generale nella soluzione dei problemi. A livello dell'elaborazione delle informazioni alcuni si rapportano alla percezione globale o articolata (dipendenza -indipendenza dal campo), alla distribuzione dell'attenzione, alla finezza della discriminazione, alla sensibilità per il contrasto. Per quanto concerne la produzione di ipotesi rispetto a un problema, alcuni stili evocano alcuni aspetti della creatività (fluidità, flessibilità, originalità), altri, distinti dai precedenti, sono relativi alla categorizzazione, ossia alla tendenza a procedere a dei raggruppamenti più o meno estesi ed alla tendenza ad operare questi raggruppamenti da criteri analitici-inferenziali. Per la presa di decisione si parla di stile riflessivo-impulsivo. Lo studio della memoria ha permesso appunto di discriminare i soggetti che hanno la tendenza ad assimilare delle informazioni nuove alle informazioni anteriori, o al contrario ad accentuare gli scarti tra i due tipi di informazioni (per una trattazione più estesa, vedi capitolo "Strategie decisionali").

    Tali dimensioni descrivono formalmente l'attività cognitiva dei soggetti in situazioni precise; essa può essere caratterizzata dai processi di elaborazione dell'informazione, da una loro messa in atto e dalle proprietà strutturali delle rappresentazioni utilizzate (attività che può anche testimoniare alcune motivazioni cognitive).

    In generale le distinzioni che si hanno tra gli individui per quanto riguarda gli "stili cognitivi" testimoniano non tanto differenze globali di efficienza, ma differenze qualitative, visto la diversa modalità di approccio alle situazioni.

    Ci sono, pero', altre dimensioni, relative alle rappresentazioni e alla motivazione, che permettono di caratterizzare i soggetti cognitivamente. Alcuni fra questi possono essere considerati come stili cognitivi. La più o meno grande " complessità concettuale" é una delle dimensioni della rappresentazione, cosi'come la "complessità- semplicità, derivata dalla teoria di Kelly (1955). Questa permette di distinguere individui attraverso sia il numero di costrutti che possiedono, sia la complessità delle regole sottostanti a tali costrutti (Harvey et al., 1961). Queste priorità strutturali determinano delle modalità d'assimilazione e d'integrazione delle informazioni.

    Recenti ricerche sulla motivazione e le sue relazioni con la cognizione si distinguono per due tipi d'orientamento: alcune mettono l'accento sulla costruzione cognitiva dell'oggetto-finalità e sull'elaborazione dei mezzi che ne permettono il raggiungimento, mentre altre rilevano l'importanza della motivazione intrinseca. É essenzialmente nel contesto di questa seconda direzione di ricerca che sono apparse delle dimensioni cognitive: bisogno di stimolazione, di sensazioni nuove, preferenza per stimoli complessi o ambigui, bisogno di coerenza.