2.1 Gli studi sulla Comunicazione Mediata dal Computer

Alessandra Verzelloni

L’introduzione delle nuove tecnologie della comunicazione nei luoghi di lavoro all’inizio degli anni ’80, ha stimolato la psicologia sociale a porre la propria attenzione sull’impatto della comunicazione mediata dal computer (CMC).

Le ricerche si sono concentrate sull’analisi della percezione di se stessi e degli altri in un contesto comunicativo così particolare, sui suoi effetti e sulle sue peculiarità. Vedremo ora una breve analisi sulle principali teorie sviluppate sull’argomento.

Nel tentativo di rispondere a queste domande si è sviluppato il primo approccio, denominato Reduced social cues (Rsc), che basa la propria analisi partendo da due principi fondamentali che caratterizzano tutta la CMC: «a) una scarsità di informazioni relative al contesto sociale in cui la comunicazione avviene; b) una scarsità di norme comunemente accettate in grado di orientare lo sviluppo della comunicazione stessa».

Durante una normale conversazione faccia a faccia, oltre alle parole si percepiscono molte altre informazioni che creano il contesto e veicolano la conversazione. Queste informazioni sono legate alla comunicazione non verbale (il linguaggio del corpo), all’ambiente in cui avviene fisicamente la relazione ed alla posizione gerarchica degli attori coinvolti.

Nella CMC l’assenza della percezione di tutte queste informazioni crea due effetti rilevanti: l’annullamento della percezione dello status sociale degli attori coinvolti (ne consegue che il linguaggio utilizzato è molto più impersonale rispetto ad una conversazione faccia a faccia) ed una perdita d’identità e d’indebolimento delle norme socialmente riconosciute (con conseguenti comportamenti antisociali e inclini al litigio).

In disaccordo con questa teoria è stato sviluppato un nuovo approccio, denominato modello SIDE (Social identity de-individuation).

Secondo questa teoria, la CMC non esclude tutte le informazioni relative al contesto, anche se certamente non veicola i normali codici non verbali.

Il modello SIDE, inoltre, distingue l’identità personale dell’individuo dalle diverse identità sociali che esso assume in ogni particolare situazione in cui è coinvolto. Questo perché, secondo questo approccio, se il contesto della comunicazione enfatizza l’identità sociale (l’appartenenza ad un gruppo), le persone tendono ad osservare le norme socialmente riconosciute dal gruppo di riferimento, fino a giungere a comportamenti ipersociali e molto più rigidi (normativamente parlando) rispetto ad una conversazione faccia a faccia. Tutto dipende dal contesto in cui la comunicazione avviene.

Altra variante al modello Rsc è la teoria Hyperpersonal. Innanzitutto si differenzia dalle precedenti per il tipo di approccio utilizzato per studiare gli effetti della CMC: gli studi sono infatti effettuati direttamente sul campo e non in laboratorio. Questo perché solitamente negli esperimenti in laboratorio è concesso un arco di tempo limitato entro cui svolgere il compito. Oltretutto le persone coinvolte non hanno interessi e scopi personali nelle interazioni con gli altri soggetti coinvolti, sono per lo più degli sconosciuti a cui viene imposto di interagire in una situazione artefatta. Nella realtà invece, gli esseri umani non intrattengono relazioni esclusivamente in un solo modo, la comunicazione faccia a faccia viene ad esempio integrata con quella telefonica, piuttosto che con la posta tradizionale.

Sempre secondo questa teoria, gli utenti della CMC tendono ad adattare la comunicazione alle possibilità offerte dal mezzo. Ne sono un esempio le emoticons, utilizzate per esprimere la comunicazione non verbale con codici alfanumerici.

Da queste basi, la teoria Hyperpersonal afferma che la CMC, soprattutto di tipo asincrono, genera una comunicazione molto più stereotipata che nelle interazioni faccia a faccia. Questo perché si ha più tempo per preparare il messaggio, scegliere il linguaggio, il tono ed il momento in cui interagire. Esiste maggiore autocontrollo nella comunicazione mediata dal computer piuttosto che in una conversazione spontanea, in cui è molto più difficile dominare le proprie emozioni, gli sguardi e le espressioni. E’ chiaro che il modello Hyperpersonal si distacca quasi completamente da quello Rsc.

2.1.1 Impossibile non comunicare

Secondo Paul Watzlawick ogni essere vivente comunica nel momento stesso in cui è sensibile all’ambiente circostante. Sia le parole, i gesti o i silenzi hanno il valore di un messaggio, di conseguenza sussiste l’impossibilità di non-comunicare.

Roman Jakobson descrive in questo modo il processo di comunicazione:

«Il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere operante, il messaggio richiede in primo luogo il riferimento a un contesto…, contesto che possa essere afferrato dal destinatario, e che sia verbale o suscettibile a verbalizzazione; in secondo luogo esige un codice interamente, o almeno parzialmente, comune al mittente e al destinatario (o in altri termini al codificatore e al decodificatore del messaggio); infine un contatto, un canale fisico e una connessione psicologica fra il mittente e il destinatario, che consenta loro di stabilire e mantenere la comunicazione».

Nel tempo i fondamenti della comunicazione non sono cambiati, ma l’evoluzione ha portato la nascita di nuovi sistemi di comunicazione più complessi, dalla stampa fino ai mezzi di telecomunicazione. Per cogliere le peculiarità, i punti di forza e di debolezza della comunicazione digitale, occorre partire dall’analisi di quella tradizionale.