3 Le tipologie di e-commerce

Alessandra Verzelloni

In base al fatto che la transazione coinvolga aziende piuttosto che singoli individui, si possono distinguere quattro forme di commercio elettronico: businnes to businnes, businnes to consumer, consumer to consumer e consumer to businnes.

Il più grande volume d’affari è prodotto dal business-to-business, il primo ad essere nato, ma anche il business-to-consumer sta prendendo piede. La creazione delle aste on line ha generato due nuovi termini: consumet-to-consumer e consumer-to-business.

Cerchiamo di analizzare le quattro forme più nel dettaglio, partendo da quella più matura:

3.1 Business-to-business (B2B)

Riguarda transazioni commerciale tra aziende, quindi non interessa il consumatore finale di beni e servizi. Questo tipo di transazione di solito coinvolge un numero limitato di soggetti, ma gli importi sono mediamente elevati e generalmente sono gestiti off line.

Come si è detto precedentemente, il giro d’affari più importante nei marketplaces virtuali è soprattutto condotta nel settore del business-to-business. Secondo la AMR Research il 29% delle transazioni commerciali avverrà attraverso Internet entro il 2004. Questo perché come eBay ha reso possibile ai collezionisti di incontrarsi in rete e scambiarsi gli oggetti più svariati, allo stesso modo i marketplaces del B2B renderanno più facile e conveniente per le aziende riunirsi e fare affari tra di loro.

Gli e-marketplaces sono per certi aspetti un’evoluzione dell’EDI, solo che ora non sono più necessari i costosi software o hardware che il sistema richiedeva, inoltre le aziende possono operare in tempo reale, ciò significa che le informazioni a disposizione sono aggiornate costantemente.

Queste transazioni commerciali sono molto più economiche rispetto a quelle mediate dall’EDI. Le barriere all’entrata sono molto più basse, consentendo facilmente ad un ampio numero di compratori di raggiungere una vasta comunità di venditori e di ottenere il prezzo più basso.

La possibilità di risparmiare denaro è una delle attrattive dell’e-commerce, ma la miglior efficienza nella catena di approvvigionamento è un altro importante fattore che spiega il boom dei B2B marketplaces, perché ciò significa maggior velocità nella vendita, rapido accesso a nuovi fornitori e acquirenti e una più veloce e facile entrata in nuovi mercati.

Una forma particolare di e-commerce tra aziende è gestita da alcuni siti negli Stati Uniti, questi siti coordinano aste nel settore del B2B, ad esempio permettendo alle aziende di mettere all’asta il surplus di prodotti.

3.2 Business-to-consumer (B2C)

E’ il modello più noto di commercio elettronico e riguarda l’acquisto di beni e servizi da parte del consumatore finale.

La sua espansione ha coinciso con la capillare diffusione di Internet negli uffici, nelle case e nelle scuole. Se da un lato questo nuovo media ha permesso ad aziende di tutto il mondo di entrare in contatto con consumatori altrimenti difficilmente raggiungibili, dall'altro, per i consumatori stessi, si è aperta la possibilità di avere accesso ad una offerta eccezionalmente ampia di prodotti, stando comodamente seduti davanti al proprio computer.

Uno dei casi di maggior successo è quello di Amazon, una vera e propria libreria virtuale che mette a disposizione oltre 2.000.000 di titoli. Il cliente può trovare anche il libro più raro, beneficiando di sconti e della possibilità di farselo recapitare a casa anche in meno di 48 ore.

Relativamente alle modalità di spedizione del prodotto, si può effettuate un’ulteriore distinzione tra commercio elettronico diretto e indiretto. Nel primo caso il prodotto acquistato è un bene fisico, ad esempio una stampante, quindi viene consegnato attraverso un corriere. Nel secondo invece, il bene è in formato digitale, come un software o un CD musicale, quindi può essere trasmesso direttamente via Internet.

3.3 Consumer-to-consumer (C2C)

Questa è una forma più recente di commercio elettronico e sta diventando sempre più popolare grazie all’attivazione di numerosi siti che gestiscono aste on line. In questo caso il sito gestisce l’ambiente in cui gli utenti interagiscono e gli importi delle transazioni sono piuttosto contenuti, dato che di solito si scambia un sono articolo per volta. Le modalità di regolazione della transazione sono stabilite dal venditore e dall’acquirente.

eBay è il sito che sta dominando il mercato in questo senso. Compratori e venditori si incontrano per prendere parte ad un’asta che può riguardare qualsiasi tipo di prodotto.

eBay è una delle poche società leader in Internet che oltre ad essersi affermata come brand, ottiene anche un profitto economico. Fondata nel 1995, ha raggiunto uno dei migliori risultati nel settore delle aste ondine. La sede californiana ha catturato circa l’85% del mercato americano e ha sette siti in lingue differenti. Assieme ad Amazon è considerato uno dei barometri di borsa dell’e-commerce.

La cosa eccezionale è che eBay genera un enorme profitto lasciando che i propri utenti facciano da soli gran parte del lavoro, quindi investendo un capitale molto limitato. Non deve tenere un inventario, spedire prodotti o trasferire pagamenti. Lascia che gli utenti discutano sul prezzo scrivendosi sul Web.

Gran parte delle entrare deriva dalla percentuale sulle transazioni che percepisce di diritto. Se si è un venditore, si paga una tariffa d’inserzione che varia tra 0,05 e 1,00 Euro a seconda del prezzo di partenza, e una commissione sul prezzo di vendita finale. Questa tariffa di solito è compresa tra l’1,5% e il 5% del prezzo di vendita finale, quindi più è alto il valore dell’articolo, maggiore è il ricavo di eBay.

3.4 Consumer-to-business (C2B)

Questo tipo di commercio elettronico è nato solo recentemente e non è ancora sviluppato come le tre forme viste precedentemente.

In questa particolare forma, i consumatori stabiliscono il prezzo che sono disposti a pagare per un prodotto o servizio e allo stesso tempo le aziende possono accettare o rifiutare l’offerta. Ad esempio potenziali clienti propongono il prezzo per un volo aereo e la compagnia di volo può stabilire se accettare di concludere la transazione. Si tratta del processo inverso rispetto al B2C, in cui sono le aziende a stabilire i prezzi dei propri prodotti e servizi ai clienti.

L’esempio più classico è quello del sito Priceline.com, che esordì invitando i suoi clienti a proporre il costo del biglietto aereo che intendevano pagare. Il meccanismo funziona in questo modo: il potenziale cliente deposita presso il sito di Priceline una richiesta sulla destinazione, le date previste per il viaggio e quanto è disposto a spendere, inoltre deve garantire la richiesta con il numero della carta di credito; Priceline a questo punto agisce da intermediario e smista la richiesta alle linee aeree con cui è in contatto. Se una di loro è interessata a vendere quel viaggio, si conclude la transazione e Priceline ne ricava una percentuale.

Il vantaggio non è solo per i consumatori che riescono a trovare prezzi vantaggiosi e assumono una posizione di potere nella transazione, ma anche per le compagnie aeree che hanno tutto l’interesse a riempire i loro voli, dato che ogni posto vuoto comporta una perdita.

Successivamente l’offerta di Priceline si è ampliata, fornendo lo stesso tipo di servizio anche per stanze d’albergo e la vendita di automobili.

In questa forma di e-commerce il ruolo dell’intermediario è tutt’altro che scomparso grazie ad Internet, che viene spesso accusato di essere il cannibale dei servizi di intermediazione, semplicemente assume una forma nuova (a questo proposito è stato coniato il termine “Infomediari”).